Arte Spettacolo Lazio: "+1"

Categoria: Arte Spettacolo Città metropolitana di Roma Capitale

Quando si terra' Arte Spettacolo Lazio: "+1"?

Il giorno 03/03/23 dalle 15:00:00 alle 21:00:00

Dove si terra' l'evento?

Via del Portico d'Ottavia, 13, Roma, 00186

Di cosa si tratta: Arte Spettacolo Lazio: "+1"?

Arte Spettacolo Lazio: "+1"
La Galleria Valentina Bonomo è lieta di annunciare l’apertura della mostra collettiva +1 che si inaugura venerdì 3 marzo dalle ore 15 alle ore 21 e che sarà aperta al pubblico fino al 29 aprile 2023. Il progetto +1 è stato concepito come un’occasione di collaborazione tra artisti. Si tratta, infatti, di una collettiva in cui quattro artisti della galleria, Miltos Manetas, Rä di Martino, Tristano Di Robilant e Giuseppe Stampone, sono chiamati ad invitare a loro volta un’artista in mostra. Questo invito non ha un unico criterio di selezione, ma ogni artista ha nominato l’altro soprattutto per la stima nutrita nei confronti del suo lavoro. Ci troviamo quindi ad assistere a scelte diverse fra loro talvolta di giovani ancora inediti come Qiyi Ma o come nel caso di Valerio D’Angelo e, ancora di più, di Ivano Troisi di artisti già avviati ad una carriera artistica professionale. Una scelta ancora diversa è quella di Giuseppe Stampone che ha selezionato Ugo La Pietra, un maestro di tutt’altra generazione che con le sue ricerche sin dal 1960 ha attraversato diverse correnti artistiche. ARTISTI IN MOSTRA: Miltos Manetas (Atene, 1964) con il suo lavoro analizza il rapporto tra l’uomo e la tecnologia esplorando le rappresentazioni e le estetiche della società informatica. L’artista è riconosciuto a livello internazionale per le sue opere internet-based che indagano le nuove tecnologie e quanto la loro percezione influisca sull’essere umano. Sulla tela l’artista raccoglie input ed immagini dal mondo virtuale e rielaborandoli crea un nuovo sistema iconografico del presente. Qiyi Ma (Chongqing, 1992) è una giovane artista cinese che dopo anni di studio all’Accademia di Belle Arti di Venezia e Roma ha deciso di allontanarsi dalla città per vivere in isolamento tra le montagne. I suoi dipinti sono fortemente influenzati dal suo interesse verso il Buddismo e rappresentano scorci di ambienti domestici con elementi riconoscibili della tradizione cinese. In ognuno di essi si percepisce l’interazione con il paesaggio esterno. E’ proprio questa ricerca di semplificazione ottenuta attraverso la meditazione, che Qiyi Ma porta nei suoi lavori. Rä di Martino (Roma, 1975) partendo dal suo background nel teatro e nel cinema, sin dalle prime opere ha individuato come centro del proprio interesse il rapporto tra la realtà e la finzione, mettendone a nudo i meccanismi di costruzione. Attraverso un’articolata produzione composta dal lavoro fotografico e video e con l’ausilio di un sostanzioso apparato letterario e musicale, fatto di citazioni e rimandi colti, l’artista osserva la relazione che la memoria e le dinamiche private e mentali dell’individuo contemporaneo instaurano con la cultura bassa diffusa dai media. Valerio d’Angelo (Roma, 1993) dopo gli studi di restauro, da cui ha acquisito le conoscenze tecniche che utilizza nel suo lavoro in un modo non tradizionale, pone sempre in comunicazione l’antico con il contemporaneo confondendo il tempo e la tecnica esecutiva. La sua pratica artistica si esprime principalmente attraverso la scultura e l’installazione e tramite la sperimentazione materica. Tristano di Robilant (Londra, 1964) nel corso degli anni ha sperimentato vari materiali fra cui la ceramica, il bronzo, l’alluminio e il vetro di Murano per realizzare le sue sculture. La scelta del vetro di Murano affascina in modo particolare l’artista per la sua immaterialità e per la sua purezza che viene modellata dalla luce. Il suo linguaggio è costituito da forme semplici, organiche e geometriche. Le forme fluide di questi oggetti irregolari e apparentemente casuali sono spesso abbinate a titoli enigmatici che l’artista, poeta, prende in prestito da un vasto archivio di influenze letterarie, filosofiche e storiche. Ivano Troisi (Salerno, 1984) concentra la sua ricerca artistica sull’osservazione della natura per attuare un'analisi dei processi che ne caratterizzano le trasformazioni e mutazioni. Ivano Troisi si approccia all’elemento naturale con un rispetto e con la volontà di ascoltare ciò che la natura ha da dire. Per l’artista il fare artistico è ricerca del sé che si compie vivendo immerso nella natura e che si realizza attraverso il recupero di frammenti, ai quali difficilmente prestiamo attenzione. Sono resti non trovati, ma cercati, elementi naturali riproposti così come sono o rappresentati attraverso opere realizzate in vari materiali (metallo, carta, legno, gesso). Giuseppe Stampone (Cluses, Francia 1974)ha come temi principali della sua ricerca l’attività pedagogica come modo per formalizzare le opere, il collegamento con la storia dell’arte e il rapporto con altri artisti. Stampone affronta queste tre materie, sovrapponendole e proponendo nuove considerazioni sul ruolo dell’artista nel mondo contemporaneo. Rifacendosi a dei capolavori del passato e alla loro reinterpretazione, l’artista si misura con la necessità di riconnettere la cosiddetta civiltà occidentale alle sue responsabilità, aprendo a una riflessione critica sulla posizione dell’arte rispetto alle sfere del potere, sia del presente che del passato. Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, PE, 1938) è un architetto, designer e artista. Dal 1962 ha operato dentro e fuori le discipline come ricercatore delle arti visive e del sistema della comunicazione, muovendosi contemporaneamente nei territori dell’arte e del progetto. Animatore e sperimentatore instancabile, le sue ricerche sin degli anni Sessanta e Settanta sono rintracciabili nell’ambiente urbano ma la sua attività si è sviluppata anche con le opere di arte applicata (soprattutto riferite alle varie esperienze realizzate con l’uso della ceramica). La Pietra ha attraversato diverse correnti dalla Pittura segnica all’arte concettuale, dalla Narrative Art al cinema d’artista e utilizzato molteplici medium, da sempre sostiene in modo critico con opere e oggetti, con l’attività teorica, didattica ed editoriale la componente umanistica, significante e territoriale del design

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